Il progetto “Un Goal per l’Inclusione”, sostenuto con i fondi dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese, ha generato un importante percorso di confronto tra i principali attori nazionali del settore.
Partendo dall’esperienza consolidata nella disciplina del Gioco Calcio Integrato Inclusivo, il gruppo di lavoro ha esteso la propria riflessione a tutte le discipline sportive. Questo processo corale ha portato alla stesura di un documento programmatico fondamentale: il Manifesto e la Carta dei Valori dello Sport Integrato Inclusivo.
L’obiettivo dell’iniziativa è duplice:
- Colmare una lacuna normativa e concettuale nel panorama sportivo italiano;
- Delineare linee guida chiare per lo sviluppo di giochi e attività motorie che siano realmente accessibili a tutti.
Con questo strumento, il progetto non si limita alla pratica sul campo, ma si pone come punto di riferimento per definire l’etica e le metodologie dello sport inclusivo del futuro.
Premesse: Sport e Gioco, un dialogo sull’inclusione
La domanda se lo “sport inclusivo” sia un ossimoro è il punto di partenza della nostra riflessione. Lo sport, basato su regole rigide, competizione e misurazione della performance, per sua natura, tende a definire standard che generano esclusione. Al contrario, il gioco libero, spontaneo e focalizzato sulla partecipazione è intrinsecamente inclusivo.
La nostra sfida non è annullare lo sport nel gioco, ma creare un ponte tra agonismo e massima accessibilità.
La natura e i limiti dell’inclusione attuale
Lo sport inclusivo è un approccio essenziale che mira a rendere l’attività fisica accessibile e accogliente per tutti, creando un ambiente in cui ogni persona si senta valorizzata e possa partecipare in modo equo. Esempi come il Para sport il Baskin o l’Unified Sports dimostrano che è possibile adattare regole e strutture per atleti con e senza disabilità.
Tuttavia, i modelli attuali presentano ancora limiti significativi che dobbiamo affrontare:
- Il Paradosso della Selezione Inclusiva: L’agonismo, pur inclusivo, mira per definizione a identificare i “migliori” e i “più performanti”. Questa selezione crea gerarchie e può escludere chi non raggiunge specifici standard, ponendosi in tensione con gli obiettivi di accessibilità e inclusione sociale.
- Rischio Terapeutico vs. Competitivo: Esiste il rischio concreto che la spasmodica ricerca della medaglia sovrasti l’obiettivo terapeutico e sociale, relegandolo in secondo piano.
- Accesso alle Risorse e Opportunità: Vi è una palese problematica nell’accesso a risorse e opportunità, che spesso sono limitate agli atleti d’élite, lasciando indietro la base e, in particolare, chi affronta nuove sfide tecnologiche.
- Rigidità della Classificazione: I criteri di classificazione, sebbene necessari, sono talvolta percepiti come rigidi o non perfettamente equi, alimentando tensioni tra equità e necessità agonistica.
La nostra proposta; Affiancare nuove opportunità
Riteniamo necessario interrogarci su questi modelli e non solo perfezionarli, ma anche affiancarli con nuove opportunità. Dobbiamo raggiungere chi è escluso dai limiti fisici e cognitivi dalle realtà che oggi propongono lo sport inclusivo in Italia.
È da questa consapevolezza che nasce la nostra: Carta dei Valori dello Sport Integrato Inclusivo.

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